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La Guerra Inizia nel Cuore

Rebirth

Esco dal sogno, mi sveglio, sono vivo. Ho imparato a mie spese che non è scontato. Respiro. Faccio un breve controllo: polmoni e cuore sono a posto, la schiena è al solito 70%, Braccia e gambe sono operative. Funziono. Mi posso alzare. Mi vesto senza far rumore per non svegliare mia figlia. In soggiorno, la grande porta finestra è aperta sulle prime luci del giorno. In giardino, il presepe condominiale è ancora acceso e i cristalli di ghiaccio del prato ne riflettono la luce gialla. Il cielo è torvo, come capita spesso in questi giorni di dicembre, ma una lama del primo sole illumina la cima delle montagne di fronte. Il riflesso restituisce una luce che è in una zona indefinibile tra il colore dell’oro e un rosa scintillante. Anche se è una cosa che vedo spesso, deve essere veramente bella, perché mi incanta ancora. Qualche volta ho provato a fotografarla, ma non sono mai riuscito a rendere l’atmosfera di quell’ora silenziosa, sospesa tra morte e rinascita, gravida di promesse per ciò che il giorno promette e il ricordo delle delusioni che la notte ha cancellato.

Flight To Heaven

Il volo a bassa quota è scosso dalle manovre improvvise del pilota che si tiene in zona di sicurezza sperando di non essere letto dai radar di qualche batteria di SAM che la nostra aereonautica non è riuscita a neutralizzare. Il rombo dei rotori nella cabina ci impedisce di parlare, mentre dai portelloni aperti arriva l’aria gelida della prima mattina. Qualcuno sonnecchia seduto sull’elmetto, come si usava in Vietnam. Uno legge un libro, altri controllano l’equipaggiamento, il resto ha il viso indifferente di chi vorrebbe essere altrove, ma sa che siamo oltre il punto di non ritorno e la strada per casa passa per forza per il luogo dove stiamo andando. Io controllo di avere il colpo in canna e il fucile in sicura, non voglio saltare giù e farmi un buco in testa da solo. Siamo troppo bassi per vedere se il fuoco della nostra artiglieria è cessato, ma non fa una grande differenza. Penso a quelli che ci stanno aspettando e al fatto che ci siamo abituati tutti, noi e loro, al fatto che arrivare vivi al mattino seguente è diventata per noi dolorosa fatica quotidiana.

La Guerra Inizia nel Cuore

Mentre faccio retromarcia nel parcheggio del discount guardando la telecamera posteriore vedo passare improvvisamente qualcuno a piedi. Freno bruscamente, per fortuna non ho investito nessuno. Non faccio nemmeno in tempo a capire esattamente cosa sia successo che sento qualcuno prendere a calci la macchina e battere pugni sul tetto. Scendo per capire cosa sia successo e mi ritrovo davanti questo tizio. È più basso di me di una decina di centimetri, ma ha anche trent’anni di meno e un fisico da lottatore. È insieme a una donna dai capelli gialli e il trucco appariscente, nonostante siano appena le dieci di mattina. Inizia a urlarmi contro con un forte accento slavo, mentre mi spinge due o tre volte con le mani sul petto. Nel frattempo si è formato un capannello di persone intorno a noi. Forse suoi connazionali o semplici curiosi. Ci sono anche dei bambini. Io mi poggio con la schiena alla carrozzeria della macchina per evitare sorprese alle spalle e tengo le mani basse. Cerco e trovo le telecamere del parcheggio, ma non so se siano veramente in funzione. Respiro lentamente e tengo braccia e gambe rilassate. La geografia del corpo umano è una cosa che non si dimentica e mentre la sua donna guarda con ammirazione la sua esibizione virile, sul suo corpo atletico si disegna una mappa fatta di zone verdi, gialle e rosse. In quelle verdi potrei colpirlo senza lasciare nessuna traccia, in quelle gialle lo farei accasciare con un danno da medio a grave. Un colpo secco a quelle rosse lo ucciderebbe in pochi minuti. E se questo non bastasse, visto che sono armato, potrei semplicemente sparargli. Non sarebbe la prima volta e, sono quasi certo, nemmeno l’ultima. Invece, guardo dietro di lui e vedo quelle montagne che in questi giorni di dicembre, la mattina, sono bellissime. Sorrido a una bambina che sta guardando la scena con occhi impauriti, alzo lentamente le mani e rimango fermo mentre il tizio si allontana dicendomi qualcosa che mi ricorda quanto sono vecchio e quanto sono rimbambito.

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